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In Toscana l'agricoltura è conservativa

11/11/2013 | Realtà locali
Esiste una terza via fra l'agricoltura biologica e quella convenzionale: è l'agricoltura conservativa

Esiste una terza via fra l'agricoltura biologica e quella convenzionale: è l'agricoltura conservativa. Che è oggetto di studio da parte del Centro di Ricerche Agro-Ambientali "E. Avanzi" dell'Università di Pisa dal 1986.

Un'esperienza quasi trentennale su cui si basa un progetto della regione Toscana "Agrotecniche conservative finalizzate alla riduzione dell'impatto ambientale del frumento e alla caratterizzazione dei suoi derivati", finanziato con circa 200 mila euro dal Piano di Sviluppo Rurale 2007/2013. Il progetto è coordinato dal Consorzio Agrario di Pisa e vi partecipano l'Azienda Agricola Martello Nadia e l'Azienda Agricola Squadrelli Ottavia, rispettivamente nelle province di Pisa e Siena per un totale 80 ettari sotto monitoraggio.

"L'obiettivo del progetto -ha spiegato Marco Mazzoncini direttore del Centro E. Avanzi- è di far conoscere e diffondere la pratica dell'agricoltura conservativa che si basa sull'impiego di tecniche semplificate di lavorazione del terreno e un uso razionale della chimica di sintesi. Tra le tecniche "conservative", la non-lavorazione (semina su sodo) e anche la lavorazione minima, hanno un ruolo di primaria importanza dal punto di vista della sostenibilità, sia ambientale che economica".

In particolare, la non-lavorazione del terreno (la tecnica conservativa saggiata nel progetto), riduce i rischi di erosione, incrementa il carbonio organico dello strato superficiale del terreno rendendolo più fertile. La sostenibilità trova un punto di forza nella minore quantità di energia richiesta delle colture seminate su terreno sodo, connessa al forte risparmio di gasolio che si traduce in una significativa riduzione delle emissione di anidride carbonica (anche oltre il 50% rispetto alla tecniche convenzionali).

Per quanto riguarda poi l'aspetto economico, l'agricoltura conservativa, quando correttamente applicata, non determinando apprezzabili cali di produzione rispetto alle tecniche ordinarie (almeno per i cereali invernali come il grano) offre maggiori margini di guadagno riducendo significativamente i costi di produzione intorno ai 130-160 euro per ettaro .

"Malgrado i numerosi vantaggi, allo stato attuale, tuttavia, le tecniche di agricoltura conservativa non hanno ancora una grande diffusione in Italia, ha sottolineato il professor Mazzoncini , e questo per una serie di difficoltà di tipo agronomico ed extra-agronomico che spesso incontrano gli agricoltori. Ma il superamento di queste difficoltà potrebbe rappresentare un passo avanti verso una maggiore sostenibilità dei sistemi cerealicoli regionali".