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Cambiamento climatico, l'Italia deve osare di più

15/10/2019 | Ambiente
I dati del nuovo rapporto Asvis 2019.

L’Italia va un po’ meglio. Nel cammino che conduce ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, la cosiddetta Agenda 2030, l’Italia in 9 settori – salute, uguaglianza di genere, condizione economica e occupazionale, innovazione, disuguaglianze, condizioni delle città, modelli sostenibili di produzione e consumo, qualità della governance e cooperazione internazionale –, ma peggiora in altri 6  – povertà, alimentazione e agricoltura sostenibili, acqua e strutture igienico-sanitarie, sistema energetico, condizione dei mari ed ecosistemi terrestri – ed è solamente stabile per l’educazione e la lotta contro i cambiamenti climatici. Emerge dal rapporto Asvis 2019, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile presentato a Roma.

I ritardi nella lotta al cambiamento climatico

Asvis rimprovera i ritardi in settori cruciali per la transizione verso un modello sostenibile sul piano economico, sociale e ambientale, e restano fortissime le disuguaglianze, comprese quelle territoriali. L’Italia è ancora lontana dal sentiero tracciato nel 2015, quando si è impegnata ad attuare l’Agenda 2030 e l’Accordo di Parigi. In particolare, per quanto riguarda l’obiettivo numero 13, ovvero la lotta contro il riscaldamento globale, il rapporto Asvis 2019 registra dati positivi fino al 2014, e poi un peggioramento nel triennio successivo in termini di emissioni di CO2 (tre quarti delle quali provengono dal sistema produttivo).

Nonostante l’allarme lanciato dallo Special report 15 (Sr15) pubblicato il 6 ottobre 2018 sugli effetti dell’aumento della temperatura media globale di 1,5 gradi entro fine secolo, in Italia è ancora fermo il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc) per il quale mancano le modalità di attuazione e l’erogazione dei sostegni economici alle amministrazioni locali, senza i quali il piano diventa irrilevante

Cosa può fare, sul clima, con il nuovo governo

Il nuovo governo ha introdotto la sostenibilità nell’agenda politica. Alcune linee programmatiche includono proposte avanzate dall’Asvis, come l’inserimento in Costituzione del principio dello sviluppo sostenibile all’avvio di un’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile, dall’uso dell’Agenda 2030 per ridisegnare il funzionamento del sistema socio-economico, alla valutazione dell’impatto economico-sociale-ambientale dei provvedimenti legislativi, dal taglio dei sussidi dannosi all’ambiente alla legge per annullare i differenziali retributivi tra uomini e donne, a parità di mansioni svolte.

Le promesse della Commissione europea

L’Italia peraltro non è sola in questo difficile percorso perché è l’intero pianeta, nonostante le promesse e le premesse, a non trovarsi su un sentiero di sviluppo sostenibile. A quattro anni dall’adozione dell’Agenda 2030, le misure adottate dai singoli paesi, dal settore privato e dalle organizzazioni internazionali non appaiono essere all’altezza della sfida che abbiamo di fronte. Il rapporto Asvis mostra come anche la nuova Commissione europea abbia promesso un significativo cambio di passo, con un programma di azione per il prossimo quinquennio che ruota intorno ad una visione in cui politiche economiche, sociali e ambientali appaiono coerentemente orientate all’obiettivo di farne campione mondiale di sviluppo sostenibile: il prossimo rapporto chiarirà se le promesse saranno state mantenute, o perlomeno avviate.