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Direttiva nitrati, possibili oneri a carico di tutti e non solo degli allevatori

24/05/2011 | Ambiente
Ci sono poche speranze che la Commissione europea accordi la deroga richiesta dall’Italia per le zone vulnerabili di cui alla direttiva nitrati.

Ci sono poche speranze che la Commissione europea accordi la deroga richiesta dall’Italia per le zone vulnerabili di cui alla direttiva nitrati, ma nel frattempo le regioni, nell’ambito del Comitato Stato Regioni, hanno raggiunto e concordato un’intesa per avviare e concludere entro il 31 dicembre 2011 uno studio approfondito per l’aggiornamento della situazione relativa alle zone vulnerabili.

L’accordo è stato raggiunto nella riunione della Conferenza stato regioni del 5 maggio 2011 e recepisce quindi in pieno l’allarme lanciato qualche giorno prima dal Governatore della Regione Veneto, Luca Zaia, per individuare anche gli altri soggetti diversi da quelli agricoli che contribuiscono con le loro attività all’inquinamento del terreno con lo scarico di nitrati. La segnalazione era stata accompagnata da una prima indagine che individuava le zone a maggiore inquinamento da nitrati in siti non a prevalente attività agricola e soprattutto zootecnica, confermando quindi che le cause dell’inquinamento stesso sono da ricercare anche nei residui scaricati per altre attività produttive di tipo manifatturiero.

Lo studio commissionato dalla Conferenza Stato regioni è quindi finalizzato a effettuare una compiuta analisi dell’inquinamento da nitrati e dei rischi connessi per assegnare il peso più adeguato al contributo effettivo che ciascuna fonte di pressione determina sul fenomeno complessivo, e distribuire quindi sulla base dei risultati delle indagini, gli oneri posti a carico degli operatori e le misure appropriate di intervento, in osservanza al fondamentale principio di proporzionalità.

La deroga richiesta dall’Italia Per tener conto dell’esigenza di allentare i vincoli operativi stringenti imposti al settore il 20 gennaio 2010, nell’ambito della trentanovesima riunione del Comitato nitrati, è stata presentata la proposta italiana per la deroga al limite dei 170 chilogrammi di azoto zootecnico per ettaro previsto per le zone vulnerabili della Pianura Padana, relativamente al periodo 2012-2015 per le Regioni Veneto, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. Ma l’eventuale concessione della deroga da sola non sarà sufficiente a risolvere le criticità individuate che gravano sulle imprese agricole ricadenti negli ambiti delle zone vulnerabili, la cui delimitazione ha sofferto della necessità di accelerare le procedure per giungere ad una soluzione positiva della messa “in mora” attivata nei confronti dell’Italia dalla Commissione UE nell’aprile 2006.

In particolare lo studio dovrà effettuare le seguenti attività:

) analisi dell’impatto delle pressioni antropiche sullo stato delle acque superficiali e sotterranee, procedendo alla verifica e al potenziamento della rete di monitoraggio, possibilmente diretta, dei rilasci di nitrati verso i suoli e i sottosuoli, il riesame dei dati disponibile e l’avvio dell’analisi isotopica di tali rilasci al fine di evidenziarne definitivamente, dopo una prima fase, la diversa origine delle fonti e delle ragioni di inquinamento;

b) definizione delle misure di mitigazione da porre in essere in grado di identificare le sorgenti di impatto di cui alla precedente lettera a);

c) valutazione ex ante degli effetti ambientali delle misure di protezione dell’inquinamento e, in particolare, dei processi di potenziale desertificazione;

d) valutazione ex ante degli effetti economici e sociali delle misure di protezione;

e) valutazione della reale efficacia dei programmi di azione; I risultati degli studi verranno poi utilizzati per l’aggiornamento delle zone vulnerabili e l’attribuzione proporzionale degli adempimenti previsti anche a carico delle imprese zootecniche in ragione delle accertate responsabilità ed adeguamento dei programmi di azione.

Inoltre viene suggerita l’utilizzazione, fra i criteri utili alla revisione delle zone vulnerabili, anche quello relativo alla concentrazione media dei nitrati qualora la stessa non superi il 75% delle norme di qualità per le acque sotterranee, posto che nella direttiva tale valore serve per determinare la valutazione dell’inversione di tendenza dello stato qualitativo dei corpi idrici nonché quando, pure in presenza di superamenti, simili valori riguardano una parte non superiore al 20% dell’area totale o del volume del corpo idrico.

Non verrà trascurato poi lo sviluppo di specifiche misure per la valorizzazione della sostanza organica adottando anche attraverso modifiche della disciplina in materia di rifiuti, procedure agevolate di recupero nonché per il contrasto alla desertificazione. Infine si chiede a Ministeri e Regioni di attivarsi per ridurre il carico di oneri amministrativi cui sono sottoposte le aziende agricole in particolar modo quelli che sulla base dell’esperienza maturata fino ad oggi non si sono rivelati, anche in un ottica di costi-benefici, particolarmente utili al raggiungimento degli obiettivi della direttiva nitrati.