Beta version

Filiera ittica, sostenibile e femminile

09/04/2015 | Ambiente
La storia della cooperativa femminile Bio&Mare, esempio di integrazione e rispetto ambientale

Ci piace raccontare la storia della cooperativa Bio & Mare,  composta da sole donne di mare. La presidente di questa che potremmo definire “cooperativa rosa”, Radoslava Petrova, spiega che tutto è nato quasi per caso poiché “tempo fa abbiamo iniziato a cercare dei canali diversi per la vendita del pescato di mare, in quanto la vendita diretta non bastava a smaltire la produzione e gli scarti erano ancora troppi. Cercavo uffici, banche e amministrazioni a cui proponevo i nostri prodotti; ma è stato con il contatto coi gruppi di acquisto solidale che il nostro lavoro ha fatto un salto ed è cambiato”. 

I GAS (oggi sono una quarantina nel centro nord quelli forniti) presentano esigenze diverse rispetto ad altri tipi di clientela; è necessario che il pesce sia pulito e confezionato, “un lavoro a cui provvedevano le donne della truppa”, commenta. Con l’aumentare dei gruppi, aumentava anche il lavoro femminile e così, quasi da una battuta, è arrivata l’idea di una cooperativa parallela a quella dei pescatori maschi. 

“La nostra cooperativa opera su tutta la filiera ittica: esce in mare a pescare e si occupa del lavoro di trasformazione in laboratorio - continua la Presidente, alla guida di un gruppo di sei donne, italiane e straniere - segue la vendita diretta del pescato e la distribuzione ai gruppi di acquisto”.

La filiera è completa; dall’invenduto fresco vengono preparati prodotti confezionati come sugarelli, polpi e gamberoni sia sott’olio che sottaceto, sughi di pesce e, su prenotazione gastronomia di mare, in cui il pesce viene abbinato a prodotti biologici e certificati.

Bio & Mare pratica la pesca sostenibile. “Consiste nell’avere tante accortezze: per pescare usiamo solo reti con maglie larghe, per permettere ai piccoli esemplari di scappare e riprodursi, catturando solo pesci grossi, che oltretutto hanno un mercato migliore. A bordo facciamo la raccolta differenziata e raccogliamo anche i rifiuti che capitano nelle nostre reti per lo smaltimento a terra. Ma soprattutto rispettiamo i ritmi biologici del pesce, il che vuol dire, ad esempio, che a breve le seppie inizieranno a depositare le uova, noi smetteremo di pescarle e le toglieremo dal nostro listino. Le reintrodurremo solo a fine stagione riproduttiva. E così facciamo per tutti i pesci”: questo vuol dire evitare lo spopolamento dei mari.

“Mai avremmo pensato che questa attività potesse far parlare così tanto”, ammette Petrova con un po’ di timidezza, “e i riconoscimenti sono stati tanti”, a partire dal contributo elargito dal Ministero delle politiche agricole per il rinnovo dei locali adibiti a laboratorio. “La Regione Toscana ha voluto valorizzare le buone pratiche della cooperativa coprendo le spese per la nostra partecipazione all’Expo di Milano; e nel 2012 abbiamo vinto il prestigioso premio Bellisario per avere portato al successo un’idea imprenditoriale innovativa”.