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Gli italiani cucinano sempre meno

05/09/2017 | Visioni
Una ricerca conferma il trend in cucina

Italiani popolo di santi, navigatori ma non più cuochi domestici. Nelle cucine degli italiani vince, oggi, l’indolenza. Aumentano del 2,2% le imprese che producono piatti pronti, precotti e take away, portando a 37.040 le attività nel 2017, contro le 36.253 del 2016,con un peso del 38,1% sul totale delle imprese italiane del settore alimentare. La statistica emerge da un'elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati registro imprese al primo trimestre 2017 e 2016. Roma è prima con 2.949 attività (+3,7%), seguita da Milano con 1.807 (+3%) e Torino con 1.515 (+1,7%). Una crescita confermata in Lombardia, che concentra il 15,4% del settore nazionale e cresce del 2,2% in un anno raggiungendo nel 2017 le 5.702 imprese attive.

In generale, è tutto il sistema alimentare italiano a crescere, facendo registrare un +1% in un anno, superando le 97 mila imprese. Roma e Napoli guidano la classifica italiana con quasi 5.100 imprese ciascuna (5,2% del totale italiano), seguite da Milano (3.493, 3,6%) e Torino (3.167, 3,3%).

Spiccano i dati relativi alle imprese che producono pasti da asporto con 35.477 attività in Italia e 5.494 in Lombardia, i produttori di pane e prodotti di pasticceria (29.417 italiani e 3.325 lombardi) e i produttori di paste alimentari e cous cous (4.898 e 366).

Tra le principali specializzazioni delle regioni italiane troviamo la Campania prima nella lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi (20% circa nazionale tra i vari settori) e nella produzione di cacao, cioccolato, caramelle e confetterie (21,3%), l'Emilia Romagna prima per produzione di prodotti a base di carne (27,3%), la Sicilia nella lavorazione e conservazione di pesce, crostacei e molluschi (22%), la Puglia nella produzione di vini (17,2%), la Lombardia nella produzione di margarina e di grassi commestibili simili (43%), bevande analcoliche e acque (15,6%) e produzione di piatti pronti (15% circa tra i vari settori).