Beta version

I veri conti dei celiaci in Italia

08/06/2018 | Salute
Sei milioni mangiano gluten free ma i malati veri sono 200mila

A causa della convinzione che la dieta senza glutine sia più sana, milioni di italiani seguono una alimentazione per celiaci, più povera di fibre, acido folico, calcio e altri minerali. In più, spendono oltre 100 milioni di euro in prodotti senza glutine.

Lo afferma il III Congresso nazionale della Sinuc - Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo, in corso in questi giorni a Torino. 

In Italia soffrono di celiachia, ossia infiammazione cronica dell'intestino scatenata dall'ingestione di un complesso proteico, il glutine, quasi 200mila pazienti certificati e, per qualche motivo ancora sconosciuto, le donne si ammalano con una frequenza doppia rispetto agli uomini. Ma il dato, secondo il Ministero della salute, sarebbe ampiamente sottostimato e si sospetta che la malattia non sia stata ancora diagnosticata in quasi 500mila persone. Eppure si calcola che ben 6 milioni di italiani, consumino alimenti privi di glutine. 

Nei celiaci il glutine scatena una reazione infiammatoria che danneggia i tessuti del piccolo intestino, determinando un malassorbimento degli altri nutrienti, con rischi per la salute a lungo termine e associazione con altre patologie quali diabete di tipo 1, dermatiti, osteoporosi, anemia, infertilità, cefalea, solo per citarne alcune. A questo esercito di pazienti "veri" si aggiungono quelli che lamentano una sensibilità non celiaca al glutine - una intolleranza ad alcune proteine del grano - , circa il 6% della popolazione con sindromi gastrointestinali come gonfiore, dolore addominale, diarrea e cefalea, ma senza veri danni ai tessuti intestinali per i quali può essere adatta una dieta che escluda la proteina incriminata.

"Questa discrepanza è data dalla percezione che la dieta priva di glutine possa essere più 'sana', indurre perdita di peso o permettere migliori performances sportive – ha detto il gastroenterologo Mauro Bruno dell'Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino -. In realtà nulla di tutto questo è mai stato dimostrato in letteratura, ed anzi vi sono solidi elementi per affermare che la dieta priva di glutine è più povera in fibre, acido folico, calcio ed altri minerali e più ricca in grassi saturi, sodio e calorie. Inoltre espone ad un inutile esborso economico: l'Associazione italiana celiachia (Aic) ha infatti stimato che ogni anno, in Italia, vengono spesi 105 milioni di euro in prodotti privi di glutine senza che ve ne sia una reale necessità clinica".

"Per qualche motivo è passata l'idea che il glutine faccia ingrassare e che eliminandolo dalla tavola, si faccia retrocedere l'ago della bilancia" ha aggiunto il Professor Maurizio Muscaritoli, Presidente della Sinuc. "Concetto che nasconde un tranello, poco noto a coloro non avvezzi a leggere con la dovuta attenzione le etichette dei prodotti: i dolci gluten-free sono spesso più ricchi in calorie, zuccheri, sodio e grassi per compensare la mancanza della proteina e migliorarne sapore e consistenza".