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Il Mediterraneo e noi

02/05/2011 | Visioni
Un viaggio intorno al concetto del Mediterraneo attraverso l’opera dello storico francese Fernand Braudel.

L’attualità ha il merito, spesso suo malgrado, di illuminare una parola, un concetto, un volto o un luogo. Gli avvenimenti degli ultimi mesi hanno reso improvvisamente familiare il termine Mediterraneo. “Politica mediterranea”, “spazio mediterraneo” , “realtà mediterranea”, “questione mediterranea”: molti sono i modi in cui il “Mare Nostrum” è usato quotidianamente per introdurre un articolo, una dichiarazione pubblica o il servizio di un telegiornale. Il Mediterraneo, un termine che sembra appartenere a vecchi testi di scuola, ritorna prepotentemente a far parte del nostro lessico e quindi della nostra realtà.

Che cosa è il Mediterraneo?

Questa domanda ha impegnato generazioni di geologi, geografi, sociologi, e storici. Tra tutte le risposte che sono state date scegliamo di seguire quella delineata dall’opera dallo storico francese Fernand Braudel (1) : “Che cosa è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio ma innumerevoli paesaggi, Non un mare ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. (…) Un crocevia antichissimo”. Da millenni tutto vi confluisce, complicandone e arricchendone la storia: bestie da soma, vetture, merci, navi, idee, religioni, modi di vivere”. 

Gli spazi e gli uomini

C’è dapprima un approccio strettamente geografico: il Mediterraneo è una realtà che si estende dal primo ulivo che si raggiunge dal Nord ai primi palmeti che si levano in prossimità del deserto. La geografia ha il merito di raccontare una storia quasi immobile, aiuta a ritrovare le realtà strutturali più lente, permette un sguardo ampio che circonda le montagne, le pianure, le penisole, il clima e infine il deserto, ossia le realtà fisiche che definiscono lo spazio mediterraneo.

Dopo aver descritto come è fatto il Mediterraneo Braudel passa a descrivere chi lo abita: “Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia, (…)”. Il passaggio dalla geografia alle civiltà, permette di guardare questo spazio in tutta la sua complessità. Lo spazio mediterraneo racchiude in sé sia l’identità geografica dei Paesi che lo circondano sia quella culturale delle popolazioni che lo vivono e solo inscritti in queste dimensioni diventano decifrabili i fatti che sul Mediterraneo avvengono.

Gli avvenimenti

La storia geografica e quella sociale formano una sorta di pentagramma in cui gli avvenimenti si esprimono come le note scritte sul testo. Questa immagine, questa lettura del Mediterraneo non minimizza quelli che noi chiamiamo “avvenimenti”, li iscrive in una realtà più ampia che li rende più comprensibili. “ Il Mar Nero, l’Egeo, l’Adriatico, il Tirreno, (…) e come un’immagine rovesciata la suddivisione delle terre in continenti particolari: la penisola balcanica, l’Asia minore, l’Italia, l’Africa del Nord (…). L’Italia è l’asse mediano del mare, e si è come sdoppiata, molto più di quanto non dica di solito, tra un’Italia a Ponente e un’altra che guarda a Levante. Non vi ha forse attinto per molto tempo le sue ricchezze? Naturale è quindi per lei la possibilità, e naturale il sogno, di dominare il mare in tutta la sua estensione”. Se pensiamo a quante volte in questi giorni è stato ribadito il ruolo naturale del nostro Paese nel bacino del Mediterraneo, la necessità di un dialogo con i Paesi africani, il ruolo che dovremmo avere come interlocutore privilegiato tra l’Europa e il Maghreb, questa descrizione lontana ci aiuta a capire il presente e non solo il passato. Ciò che lo storico francese analizza è una realtà geografica e sociale complessa all’interno della quale i fatti, gli avvenimenti, anche quelli contemporanei, diventano più comprensibili.

Non possiamo non dirci mediterranei

Parafrasando una opera famosa di Benedetto Croce (2) possiamo affermare che: non possiamo non dirci “mediterranei” perché tutto ciò che accade, viaggia, nasce o muore su questo mare ci riguarda. E’ una realtà da cui non possiamo sottrarci perché le parole che usiamo, dal nome delle stelle ai termini della navigazione, il modo in cui pensiamo, navighiamo, coltiviamo e preghiamo si è formato in un medesimo spazio che comprende le due sponde del Mediterraneo che da secoli dialogano tra di loro, si confrontano, si scontrano, si interrogano. La questione mediterranea esiste quindi come nostra questione, la nostra stessa identità passata, presente e futura è definita dal modo in cui tale questione si evolve. Dobbiamo essere gli attori consapevoli in un palcoscenico che ci è familiare: il “Mare nostrum”.

Bibliografia essenziale

Fernand Braudel, Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II, Einaudi, Torino 2002

Link: http://www.einaudi.it/libri/libro/fernand-braudel/civilt-e-imperi-del-mediterraneo-nell-et-di-filippo-ii/978880620400

Fernand Braudel, Il Mediterraneo. Lo spazio la storia gli uomini le tradizioni, Bompiani, Milano 2003.

 

 

[1] Fernand Braudel(1902-1985) è stato professore al Collège de France, presidente della VI° Section dell'École Pratique des Hautes Études e direttore del Centre de la Recherche Historique, membro dell'Académie Française. A Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II (1949, ultima edizione 2010), il suo primo grande lavoro, hanno fatto seguito i tre volumi di Civiltà materiale, economia e capitalismo: Le strutture del quotidiano (1977), I giochi dello scambio (1981) e I tempi del mondo (1982), tutti tradotti da Einaudi. Di Braudel vanno anche segnalati Il mondo attuale (1966), Il secondo Rinascimento. Due secoli e tre Italie (1986), e Una lezione di storia (1988).

[2]Benedetto Croce, Perché non possiamo non dirci "cristiani", 1946.