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La contraffazione alimentare inibisce l'acquisto online di agroalimentare

19/11/2014 | Visioni
Un atteggiamento prudente dettato dal timore delle frodi, ma anche dall'impossibilità di poter toccare il prodotto

Il 64% degli italiani fa acquisti online, ma solo l'11% usa questo canale di vendita per comprare prodotti agroalimentari. Un atteggiamento prudente dettato dal timore delle frodi denunciate dal 31%, ma anche dalla mancanza di poter toccare il prodotto, leggendone l'etichetta e, non ultimo, dalle modalità di pagamento.

E' quanto emerge dalla prima ricerca realizzata dal Movimento del Cittadino e dalla testata Frodi alimentari sulle insidie dell'e-commerce a tavola su un campione di 1260 consumatori. Lo studio è stato presentato in un convegno promosso insieme al Nucleo anti frodi del Comando Carabinieri delle Politiche agricole (Nac) e Icqrf del Mipaaf, che hanno reso noto di aver individuato 70 diverse tipologie di prodotti alimentari contraffatti, con un record di falso formaggio dop. Il valore degli acquisti sul web in Italia è di 13,2 miliardi, di cui solo il 12% riguarda l'alimentare, spiega la ricerca, nel precisare che i più bersagliati dalle frodi sono i prodotti Dop e Igp (16%), i semilavorati, come conserve, sughi e insaccati (12%) e quelli della tradizione locale (32%); entrando nel dettaglio i più contraffatti sono i formaggi (32%), seguiti dalle creme spalmabili (12%) e dai salumi (10%).

Quanto alle truffe più frequenti, i consumatori rilevano la mancata consegna della merce (45%), la difformità di quanto acquistato (23%), l'arrivo di prodotti scaduti (12%) o di quantità inferiore a quella ordinata (10%). Tra i casi più significativi delle contraffazioni smascherate nel 2013, spiegano i Carabinieri del Nac, c'è stato il blocco della commercializzazione dei 'Wine-Kit' in Gran Bretagna, per un valore di 28 milioni di euro, prodotti liofilizzati ottenuti con estratto di mosto e messi in vendita in confezioni di autoproduzione etichettati con noti marchi di vini tricolori, 24 per l'esattezza dal Chianti, all'Amarone, al Barolo.

E ancora il caso dei 'Cheese Kit' in Nuova Zelanda, Australia e Canada, confezioni che replicano prodotti caseari tipici italiani, come la mozzarella, l'asiago, il gorgonzola o la ricotta con etichette che richiamano il tricolore e la denominazione 'Italian Cheese'. ''Per contrastare la vendita on line di prodotti alimentari falsificati - ha detto Colomba Mongiello, vice presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla contraffazione e intervenuta ai lavori insieme al suo collega Paolo Russo della Commissione agricoltura alla Camera - occorre una vera cabina di regia che si muova su una strategia precisa, ma anche un riordino del quadro legislativo ancora troppo disomogeneo, insistendo sul fronte penale''. Secondo Russo, quello che può aiutare in questa battaglia contro gli agropirati è avere a disposizione una banca dati di dimensione internazionale e coinvolgere il più possibile le associazioni dei consumatori che possono giocare un ruolo determinante di sensibilizzazione.