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La Lav propone l'iva al 46% per le pellicce

12/12/2011 | Normativa
La nuova provocazione degli animalisti. pellicce come beni di lusso, non indispensabili e non etici.

L’Associazione animalista LAV propone una tassa sul lusso per chi acquista pellicce di animali divenute pregiati indumenti in modo da contribuire a dare una mano a risolvere il problema del nostro deficit di bilancio. “La pelliccia animale non è un prodotto etico, ecologico, responsabile e tantomeno sostenibile. E’ un lusso in tutti i sensi. L’immediata applicazione di un’IVA doppia per tutti i prodotti contenenti pelliccia animale – in una società che dovrebbe vietarne produzione e commercio – sarebbe quantomeno funzionale a promuovere e orientare lo sviluppo di attività economiche e di consumi alternativi a quelli che vertono sull’utilizzo di esseri senzienti e, allo stesso tempo, a contribuire a risanare le casse dello Stato”, ha dichiarato è Simone Pavesi, responsabile LAV Campagne Pellicce che lanciando la proposta di una Iva doppia del lusso (46%) sulle pellicce preannuncia la mobilitazione nazionale antipellicce.

La LAV non si ferma però a questa proposta che potrebbe essere subito recepita dal Governo Monti per incrementare ulteriormente il carniere delle entrate ma va oltre e coglie ancora una volta l’occasione per rinfocolare la sua battaglia contro le pellicce. L’Associazione animalista ha iniziato la raccolta di firme per ottenere una legge nazionale che vieti l’allevamento, la cattura e l’uccisione di animali per la produzione di pellicce, una drammatica realtà che in Italia interessa ancora circa 200.000 animali tra visoni e cincillà condannati a morte negli allevamenti presenti in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Abruzzo.

D’altra parte,  l’ipotizzato incremento delle entrate con la tassa sul lusso per chi acquista ed indossa pellicce è confortato dai dati riguardanti il settore che sono di tutto rispetto. Nel 2010 il consumo di prodotti in pelliccia (capi interamente in pelliccia, accessori in pelliccia e capi misti in pelliccia/altro materiale) – ricorda la Lav – è stato pari a 1.365 milioni di euro, al netto di esportazioni e importazioni. Ciò significa che se fosse stata applicata al consumatore finale una tassa del 46% (il doppio dell’IVA dei beni di lusso) per ogni capo in pelliccia, lo Stato avrebbe incassato 627,9 milioni di euro.

La pelliccia animale – continua l’associazione animalista – un tempo rappresentativa del mondo del lusso, oggi è presente anche nella fascia di mercato medio-bassa sotto forma di inserti (soprattutto di specie meno “pregiate” come il coniglio o il procione); non è più quindi un prodotto esclusivo degli specialisti di pellicceria, ma è commercializzato anche nelle grande distribuzione. Ciononostante il settore della pellicceria costituisce solamente il 2,8% del consumo di abbigliamento in Italia, a dimostrazione di quanto poco necessario sia questo settore del mercato, e le quote di mercato dei diversi prodotti in pelliccia – nel 2010 pelliccia corta (57%), pelliccia lunga (18%), accessori (11%), inserti (8%), stole e poncho (6%) – attestano che i capi più venduti sono quelli con un basso consumo di pellicce. A conferma che questo indumento ha solo una “funzione” ornamentale. Oltre alle questioni pratiche circa l’utilità del prodotto “pelliccia animale” si aggiungono – continua la Lav – anche altre considerazioni di carattere etico, scientifico e ambientale.

L’83% degli italiani si è dichiarato contrario all’uccisione degli animali per farne pellicce, secondo il “Rapporto Italia 2011” di Eurispes, il Comitato Scientifico per la Salute e il Benessere Animale della Commissione Europea, già nel 2001 giudicò i metodi di allevamento di animali da pelliccia, come “gravemente lesivi del benessere animale” e anche le catture di animali in natura per farne pellicce causano inutili e atroci sofferenze infine, secondo lo studio “The environmental impact of mink fur production” la produzione di 1kg di pelliccia di visone causa un impatto ambientale maggiore della produzione di 1 kg di prodotto alternativo, come il cotone, il poliestere, l’acrilico