Beta version

La storia di un riflesso

25/05/2011 | Ambiente
L'acqua nella storia è stata appannaggio della magia e del mito, poi della religione (battesimo cristiano). Tra il XIX e XX secolo, l'acqua si laicizza e interessa geologi, chimici e sapienti.

Tutto ciò che è in alto è come ciò che è in basso, tutto ciò che è in basso è come ciò che è in alto. E questo per realizzare il miracolo di una cosa sola da cui derivano tutte le cose, grazie ad un’ operazione sempre uguale a se stessa.” Ermete Trismegisto

Microcosmo e Macrocosmo Per parlare della storia dell’acqua partiamo dal cielo. Ti è mai successo camminando al di sotto di un cielo maestoso di percepirti tanto grande quanto l’orizzonte di cui eri parte? O al contrario tanto piccolo quanto una stanza poco illuminata e soffocante?

Analogia: una parola che unisce due concetti, due elementi, due storie. Nella cultura occidentale, dai tempi più antichi, e ben oltre il Rinascimento, esiste una correlazione precisa tra l’universo-macrocosmo e l’uomo-microcosmo. C’è tra questi due elementi, solo apparentemente distanti, una continuità evidente, una prossimità di cui troviamo le tracce, guardando il cielo, “toccando” la bellezza, che di riflesso ci appartiene e ci riassume.

Le fasi dell’acqua nella storia L’acqua nella storia ha avuto almeno tre fasi , una prima fase in cui è stata appannaggio della magia, dell’irrazionale, un elemento di culto, un elemento relativo al sacro e al mito; una seconda fase, quella cristiana, in cui l’acqua è portatrice di salvezza, attraverso il battesimo, ma in cui ha conservato un aspetto ambiguo, insondabile anche perché l’acqua stabilisce un contatto privilegiato con il corpo che può essere visto come dannoso; nella terza fase, tra il XIX e XX secolo, l’acqua si laicizza diventa un elemento che riguarda geologi, chimici e sapienti. L’approccio verso l’acqua diventa così razionale ed empirico.

Tra queste fasi, come sempre nella Storia, non ci sono “salti” né l’arrivo di una diversa interpretazione sostituisce del tutto le altre, i tre modi convivono, si incontrano in un determinato spazio, in un determinato tempo.

Creature d’acqua E ora dal macrocosmo passiamo a noi microcosmo. Ad ognuno di noi. Nell’acqua cresciamo per i mesi più determinanti e misteriosi della nostra esistenza, all’interno della placenta, dove tutto giunge rarefatto e tutto è mediato da chi ci custodisce. Poi crescendo l’acqua ci diverte in una vasca, ci tocca con la pioggia, ci seduce e ci spaventa alla vista del mare. Noi siamo acqua per ¾ dei nostri muscoli, siamo acqua per ¾ del nostro cervello, assumiamo acqua quotidianamente, non solo bevendo ma anche mangiando. Siamo creature che tendono al cielo ma costituite di acqua. E allora quell’analogia ipotizzata non è più così misteriosa, noi stessi alterniamo momenti e fasi in cui l’acqua è a tratti magica con il solo suo suono, sacra nei riti che abbiamo vissuto o condiviso o “laica” quando abbiamo imparato a memoria la formula dell’H2O. Questo legame, come ogni legame, ha delle regole precise. Tutto ciò che accade nel macrocosmo accade nel microcosmo, tutto ciò che accade nel mondo accade, in qualche modo anche a noi.

Questo rapporto posto in essere implica necessariamente delle conseguenze. Nel momento in cui succede qualcosa nel macrocosmo, in questo caso l’acqua, non può non avere ripercussioni nel microcosmo, in questo caso proprio noi. Ogni volta che il nostro rapporto con l’acqua cambia, cambiamo anche noi con lei. Inevitabilmente.

 

Le conseguenze di un’analogia

Una riflessione iniziata dal cielo e da un antichissimo concetto diventa improvvisamente attuale. Questo non vuol dire che possiamo conoscere tutte le risposte, ma significa che dobbiamo essere consapevoli di tutte le implicazioni. Ogni volta che scegliamo come trattare l’acqua, stiamo scegliendo come trattare noi stessi.
La storia dell’acqua ha mille facce e mille significati, è specchio di paure e speranze, di grandi scoperte e di grandi perdite.
Sta a noi scegliere come proseguire questo racconto, questo rapporto in cui siamo tutti riflessi.