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L'agricoltura come rimedio alla povertà

18/02/2016 | Agricoltura
Tre miliardi di persone vivono nelle aree rurali dei paesi in via di sviluppo

Tre miliardi di persone vivono nelle aree rurali dei paesi in via di sviluppo. Sebbene essi  siano circa il 40 per cento della popolazione globale, in realtà rappresentano più del 70 per cento dei poveri e degli affamati del mondo e dipendono per la maggior parte dall’agricoltura. La chiave per raggiungere gli Obiettivi  per lo Sviluppo Sostenibile in modo da porre fine a povertà e a fame è quindi quella di concentrare l’attenzione sulle popolazioni rurali, in particolare sui piccoli agricoltori.

Parlando dell’esodo di decine di migliaia di siriani verso Europa e Turchia, Mattarella ha aggiunto: “salvare vite umane e tendere la mano a quanti fuggono dalla guerra o dalla miseria è un dovere morale”.

Le crisi umanitarie legate ai grandi flussi migratori e la minaccia del terrorismo non sono però le uniche sfide da affrontare.  Nel suo discorso di apertura il presidente dell’IFAD Kanayo F. Nwanze ha voluto ricordare la siccità che sta colpendo l’Africa meridionale, dove circa 14 milioni di persone rischiano di morire di fame. 

Oltre a gestire tali situazioni d’emergenza, i governi devono sempre tenere presenti le priorità legate allo sviluppo nel lungo periodo. Se ciò non viene fatto le conseguenze possono essere pericolose:  “rischiamo di trovarci di fronte a un’inversione di tendenza rispetto ai successi ottenuti negli ultimi anni nel campo della lotta alla povertà e alla fame”, ha spiegato Nwanze ai 176 rappresentanti dei paesi membri del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo.

Dello stesso avviso Sergio Mattarella che ha ricordato come “gli interventi umanitari, da soli, non sono sufficienti”.Secondo il presidente della Repubblica Italiana infatti oltre a governare il fenomeno migratorio occorre supportare  uno sviluppo sostenibile, equo e inclusivo. Parte di tale strategia sono le misure di protezione sociale rivolte alle donne. “L’economia e la società, tanto nei Paesi ad alta industrializzazione quanto nelle economie prevalentemente rurali, si reggono sull’impegno quotidiano delle donne. Eppure troppo spesso il loro contributo è misconosciuto”, ha detto. Per questo motivo, ha spiegato, l’affermazione dell’uguaglianza non è solo un imperativo etico ma uno strumento per favorire sviluppo.

E ha concluso: “La catena della fame, della povertà e della fuga dalle privazioni è forte, ma può e deve essere spezzata. È il compito storico di questo mondo, a vantaggio delle generazioni future e, soprattutto, della Generazione Fame Zero che sta per nascere e le cui speranze e attese non possiamo deludere”.