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L'arte della pizza proposta come patrimonio immateriale dell'Unesco

03/02/2015 | Visioni
Già raccolte 200.000 firme, consegnate alla Commissione italiana Unesco a Firenze

La petizione per chiedere l'inserimento dell'Arte della Pizza nella "Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità" ha raggiunto in breve 200.000 adesioni. Le prime firme raccolte sono state consegnate al Presidente della Commissione Italiana Unesco, Prof. Giovanni Puglisi.

La raccolta firme ha fatto il giro d’Italia, raccogliendo le adesioni di esponenti politici tra i quali anche il ministro Maurizio Martina, il ministro Giannini e quello dell'ambiente Galletti. La petizione è stata lanciata anche a Londra e a New York. Il riconoscimento dell’Unesco ha un valore straordinario per il nostro paese, nel quale la pizza rappresenta un simbolo dell’identità nazionale; di conseguenza, garantire l’origine nazionale degli ingredienti e le modalità di lavorazione significa anche difendere un pezzo della storia nazionale  anche dagli strali della concorrenza sleale, rischio diffuso soprattutto all’estero.

Ma anche in Italia la situazione non è brillante; secondo uno studio recente quasi due pizze su tre (63 per cento) sono ottenute da un mix di farina, pomodoro, mozzarelle e olio provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori. Le cagliate, provenienti dall'est Europa, il pomodoro cinese o americano invece di quello nostrano, l'olio di oliva tunisino e spagnolo sono gli ingredienti sempre più usati a discapito del vero made in Italy.

«Quando un prodotto diventa globalizzato– dichiara Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde - il rischio è che se ne perda l'origine ed è proprio il caso dell’arte della pizza. Con la consegna delle firme abbiamo chiesto al Prof. Giovanni Puglisi di indicare l’arte della pizza napoletana come proposta italiana per l’iscrizione nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. In questo modo potremmo difendere le origini della pizza e anche il Made in Italy.

«Con questa petizione – spiega Sergio Miccù, Presidente Associazione Pizzaiuoli Napoletan - i pizzaioli napoletani, dopo secoli di tradizioni, arrivano ad avere un’identità visto che ancora non hanno una vera qualifica. Quale prodotto potrebbe rappresentare l’Italia nel Mondo se non la pizza napoletana. Anche all'estero, infatti, si continua a chiamarla “pizza” senza alcuna traduzione. Il prossimo traguardo sarà quello d’inserire nelle scuole alberghiere la qualifica di addetto alle pizzerie che ancora non c'è».

Dal 1 maggio 2015 l’Italia ospiterà l’Expo Universale: “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, dedicata all’agricoltura e alla sostenibilità. È importante che nel marzo 2015 l’Italia, sbloccando la pratica ferma dal marzo 2011, formalizzi al Comitato Intergovernativo dell’UNESCO la candidatura dell’“Arte della pizza” che sicuramente è il prodotto della tradizione italiana più conosciuto al mondo, nella certezza che tal misura contribuirebbe a garantire l’origine italiana degli ingredienti e la qualità igienico sanitaria nella preparazione.

La raccolta firme continua anche nel mese di febbraio nei punti di raccolta e sul sito di Change.org