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Lupi: fondo per risarcire gli allevatori dell’Alta Valtrebbia (Piacenza)

09/02/2012 | Realtà locali
I lupi costituiscono una minaccia per gli allevatori. Questo progetto mira ad aiutarli, dando una mano anche al territorio.

I sindaci della Comunità montana dell’Appennino piacentino hanno istituito un fondo per risarcire gli allevatori dell'alta Valtrebbia che hanno subito danni causati dai lupi o cani rinselvatichiti.

E’ quanto riportano il sito Altavaltrebbia.net e il settimanale “La Trebbia”. Gli otto sindaci della Comunità montana dell’Appennino piacentino, riuniti in giunta nella sede di via Garibaldi a Bobbio, hanno istituito un fondo per risarcire gli allevatori dell'alta Valtrebbia che hanno subito danni causati da lupi e cani selvatici: l'obiettivo è particolarmente ambizioso, ed è quello di arrivare a risarcire tre volte tanto il valore di mercato di un capo sbranato.

“Per la prima volta apriamo questo capitolo, in modo da dare un contributo concreto a chi vive il territorio con coraggio e passione - spiega il presidente della Comunità montana, Massimo Castelli. “Sarà necessario presentare un certificato del veterinario che attesti che [animale è stato effettivamente sbranato, ma vogliamo cercare di sostenere il più possibile i nostri allevatori, senza tanti cavilli burocratici: sono gli allevatori, infatti, la nostra vera risorsa, testimoni fondamentali della cultura del territorio”.

Si tratta, quindi, di un aiuto concreto ai custodi della montagna. “Sì, perché dove c'è bestiame, i pascoli sono puliti, questo è evidente - precisa Castelli. “Il rischio di incendio boschivo cala, per noi è un aiuto, un presidio del territorio. La nostra fauna di montagna, il lupo ad esempio, non deve andare in carico a una sola persona, a un allevatore che, con fatica, cerca di mandare avanti la sua attività. Quando un pastore trova le sue pecore uccise, ha un forte senso di sfiducia, di sconforto. Noi vogliamo dargli la sicurezza che i suoi sforzi non saranno vani che il suo lavoro è apprezzato, è importantissimo. Queste attività, anche se poco remunerative, vanno tutelate, non devono essere abbandonate. L'idea è di tutti i sindaci della montagna, uniti”.