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Olio extravergine, produzione nazionale insufficiente

13/01/2015 | Agricoltura
Copriamo il 50% del fabbisogno nazionale e dobbiamo ricorrere all'import.

La soluzione ai problemi della filiera dell'olio d'oliva extravergine è, per qiest'anno almeno, il “blending”. E' l'unico modo di portare l’olio di qualità sugli scaffali e sulle tavole degli italiani. E non è una pratica di nuova introduzione; l'unione di olii extravergini di provenienza e cultivar diverse - e caratteristiche tra loro differenti (amaro, piccante, dolce, fruttato) sembra essere l’unica via d’uscita per ovviare alla scarsa campagna olivicola nazionale.

La produzione nazionale, flagellata da numerosi problemi tra cui le avverse condizioni climatiche dell'estate e la presenza della "mosca", si è attestata ben al di sotto delle 300mila tonnellate e ha innegabilmente messo in difficoltà- sostengono Assitol (Associazione Italiana dell’Industria Olearia) e Federolio (Federazione Nazionale del Commercio Oleario) in una nota congiunta- i produttori olivicoli e la filiera del settore, acuendo quest’anno una situazione di carenza della produzione che tuttavia, anche se con entità di anno in anno diversa, esiste da anni nel nostro Paese.

Nonostante l’eccezionalità di quest’anno, infatti, l’Italia- si spiega ancora- non è un Paese autosufficiente: il fabbisogno annuale di consumo di olio di oliva degli italiani (circa 600mila tonnellate) è da sempre più elevato della produzione nazionale, e a questo deve aggiungersi quello necessario a garantire l’esportazione dei nostri prodotti in tutto il mondo (circa 400mila tonnellate). Insomma, una situazione non facile ma come ogni anno le aziende olearie faranno di tutto per valorizzare al meglio la produzione 100% italiana disponibile accostandola ai migliori oli di produzione estera, esaltando e valorizzando le diverse cultivar sul mercato per continuare ad offrire ai consumatori italiani prodotti di qualità e con le caratteristiche organolettiche a cui è abituato.