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Pomaria, il 7-9 ottobre la festa delle mele

30/09/2016 | Realtà locali
Mostre pomologiche di frutta in via di estinzione, degustazioni di prodotti solo 0-40 km

Oltre alle famose mele D.O.P. della Val di Non degustate, trasformate in dolci squisiti, ammirate e raccolte “in diretta”, elemento chiave di Pomaria sono le sue eccellenze eno-gastronomiche. Non ci sono eccezioni, sono tutte rigorosamente della Val di Non e del Trentino, per valorizzare esclusivamente le filiere corte con prodotti a "KM 0-40”. L’edizione numero 12 diventa ancora più grande e si distribuisce sue due bellissimi borghi, Livo e Rumo, ubicati ai piedi della spettacolare catena montuosa de Le Maddalene, gruppo che incornicia e protegge con le sue cime i celeberrimi meleti del fondovalle e che ospita numerosi alpeggi, luoghi emblematici dell’agricoltura di montagna, tema portante dell’edizione 2016 di Pomaria

A Livo andrà in scena nelle giornate di sabato 8 e domenica 9, la  componente più classica di Pomaria con i corner dei produttori massimo 0-40 km, le aree tematiche di ristorazione, le esposizioni pomologiche di frutta antica e particolare, i laboratori, le mostre, le degustazioni.

Nella vicina Rumo, partendo dalla sera di venerdì 7 ottobre con un convegno dedicato all’agricoltura di montagna, avranno luogo per tutto il weekend interessanti attività collaterali: visite guidate al rinomato caseificio sociale, che produce pregiati formaggi solo con latte di allevatori locali; alle miniere di rame e argento (attive tra il XII e XVI secolo) e ad alcuni monumenti artistici di particolare bellezza. In questo borgo, il sabato sera sarà organizzata anche la tradizionale cena gourmet con i migliori chef del territorio. 

I momenti interattivi sono espressione del vero valore aggiunto della festa: il coinvolgimento del suo pubblico, infatti, è stato pensato per renderlo protagonista al fine di portarlo a "dialogare" con l'agricoltura, il territorio della Val di Non, i suo abitanti e i suoi prodotti, cercando anche di fargli sperimentare in diretta processi produttivo artigianali e il piacere "sostenibile" del "far da sé”. L’edizione di quest’anno avrà un focus particolare sull’agricoltura di montagna che del far da sé è tradizionalmente uno straordinario esempio. In primo piano formaggi con latte locale, i piccoli frutti che in Val di Non vengono coltivati in quota e che dalla montagna traggono il loro gusto intenso, cereali e altri ortaggi. Perché la Val di Non è una fucina straordinaria di attività agricole e artigianali che si trasformano in eccellenze gastronomiche. 

Ci si cimenta, quindi, con la rivelazione dei sapori nei laboratori della locale condotta di Slow Food attraverso le loro avvincenti degustazioni: mieli monofloreali, formaggi a latte crudo, vini e altri presidi del luogo. Molto divertenti anche i percorsi di lavorazione per fare lo strudel e la marmellata con le varietà di "mele antiche", unite magari alla rosa canina. E visto che la mela è "il motore" di Pomaria, uno dei suoi momenti più belli è quando va in scena la raccolta in un campo unicamente a disposizione dei visitatori diretti dai maestri agricoltori che svelano i segreti della tecniche delle raccolta: una mossa rapida e decisa è il gesto giusto per lasciare uniti il picciolo e la mela. Senza di lui non si conserverebbe e appena colta dall'albero racconta un sapore e una "croccantezza" unici. 

L’idea di dislocare la manifestazione in queste due località è legata proprio alla loro posizione di confine tra i meleti che punteggiano le dolci colline della Val di Non e un contesto prettamente alpino, dove le attività agricole legate alle mele passano senza soluzione di continuità il testimone a quelle dell’agricoltura di montagna, dedita all’allevamento e ad altri tipi di colture.

Livo, per la posizione e clima, è, infatti, l’ultimo paese, in termini di altitudine, ubicato proprio sulla linea che idealmente divide la zona della media valle, in cui è ancora possibile coltivare le mele, da quella prettamente montuosa, dove le mele non trovano più le condizioni ideali per crescere.

Rumo, con i suoi 1000 metri di altitudine è il primo in cui il lavoro contadino è più orientato verso l’allevamento e la coltivazione di altri prodotti come piccoli frutti, patate, ortaggi e cereali che crescono “in alto”.

La convivenza a stretto contatto tra il mondo delle mele e tutto ciò che gravita attorno alle produzioni legate alla montagna è ciò che rende unica la Val di Non in tutto l’arco alpino. È possibile grazie alla sua particolare conformazione morfologica caratterizzata da un’ampiezza straordinaria con dolci pendii, perfetti per le mele, circondati da imponenti gruppi montuosi che fanno loro da corona. 

Oltre alle differenti attività, i visitatori potranno anche prendere parte alla raccolta delle mele in un campo loro riservato, guidati dai maestri raccoglitori. E ci si porta via la proprio cassetta di legno, piena di frutti appena colti. Divertenti e piene di gusto anche le aree dedicate al cibo del lavoro in campagna, field food, trasformato in street food con canederli da passeggio, particolari imbottiture di panini etc.

Da non perdere, a pochi chilometri, il Lago di Tovel, lago alpino che fino agli 60 si colorava di rosso in alcuni periodi dell’anno. Rosso non lo diventa più, ma le sue acque color smeraldo sono uno dei punti più belli delle Dolomiti di Brenta.