Beta version

Siccità, le nevicate invernali non bastano

15/01/2018 | Agricoltura
Lo studio, preoccupante, dell'Anbi

“Il maltempo dei giorni scorsi, con nevicate e piogge, ha ristorato territori “assetati” dalla siccità, ma non ha risolto lo squilibrio idrico, generato da uno dei periodi più caldi ed arsi della storia d’Italia». L’affermazione è dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi) sulla base dei dati rilevati nei bacini di interesse degli enti di bonifica e d’irrigazione.

A 12 mesi di distanza, sono le regioni del Sud a destare le maggiori preoccupazioni. Dimezzate le riserve idriche presenti negli invasi, per altro a riempimento pluriennale. Il fenomeno è particolarmente evidente in Basilicata (disponibilità idrica a fine Dicembre 2017: 143 milioni di metri cubi; 2016: 329 milioni di metri cubi; 2010: 649 milioni di metri cubi, tanto per dire), ma anche in Puglia e Sicilia. Grave è anche la situazione in Sardegna, dove le disponibilità idriche continuano a diminuire, scendendo dai 1371 milioni di metri cubi del dicembre 2010 agli attuali 620.

E quindi la prossima stagione agricola già si prospetta. Diversa è la situazione nel Nord, dove i grandi laghi, pur restando sotto le medie stagionali a conferma del grave deficit idrico registrato nei mesi scorsi, sono in rapido rialzamento dei livelli. A determinare il futuro sarà l’andamento climatico, che potrebbe trasformare i forti manti nevosi presenti in quota da preziosa risorsa in criticità idrogeologica a seguito  di un repentino innalzamento delle temperature, con forti sbalzi termici, nei territori di pianura.

“Il susseguirsi di situazioni meteorologiche inconsuete, caratterizzate dalla estremizzazione degli eventi – conclude il direttore generale di Anbi, Massimo Gargano – conferma la necessità di avviare sollecitamente il Piano nazionale degli invasi, inserito per la prima volta nella Legge di stabilità e che permetterà di gestire gli apporti piovosi, creando riserve idriche e limitando il rischio di alluvioni sui centri urbani; l’Italia deve fare tesoro della ricchezza idrologica, che la contraddistingue, ridando all’acqua, il solo ruolo di risorsa vitale e non di fattore di rischio, sia essa troppa o troppo poca».